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14 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 7:46
Era solo questione di tempo, e alla fine è successo. La scure dell’amministrazione Trump, che ha tagliato i finanziamenti a decine di atenei e ingaggiato corpo a corpo legali con istituzioni come Harvard e Columbia, si è abbattuta anche sulla West Coast e sulla più illustre delle sue università pubbliche, la University of California. “Attualmente, circa 584 milioni di dollari di finanziamenti sono sospesi e a rischio”, ha fatto sapere mercoledì il rettore Julio Frenk. La motivazione ufficiale è la stessa con cui la Casa Bianca ha colpito i due giganti della Costa orientale: l’ateneo non avrebbe fatto abbastanza per contenere le proteste contro la guerra di Israele a Gaza, sarebbe stato “deliberatamente indifferente all’ambiente ostile per gli studenti ebrei e israeliani creato dalle manifestazioni” e, così facendo, avrebbe assecondato l’antisemitismo.
Claudio Fogu, ordinario di Transnational Italian Studies alla University of California Santa Barbara (UCSB), lo aveva previsto: “Far cedere la UCLA, finora un baluardo dell’istruzione pubblica, per Washington sarebbe un risultato ideologico fondamentale per spostare l’asse del sistema verso il privato”, spiegava ad aprile in un’intervista al Fatto. E oggi che i tagli sono arrivati e il presidente dell’ateneo James Milliken si è detto d’accordo ad avviare colloqui con il governo federale per ripristinare i finanziamenti, il professore invita i vertici dell’ateneo a non cedere. “Faccio parte della Council of University of California Faculty Associations – spiega -, siamo il più grande gruppo universitario di tutti gli Stati Uniti, nella California progressista, nell’università pubblica più importante e grande del Paese. Sarebbe vergognoso se i nostri vertici accettassero qualsiasi discriminazione o ricatto sul piano della soppressione della libertà di parola e di insegnamento. L’università non risponda neppure e passi direttamente alle vie legali come ha fatto Harvard, ma non accetti il negoziato”.






