UDINE – Dopo la mancata convocazione di Gigio Donnarumma per la Supercoppa europea, tra il portiere della Nazionale italiana e il Psg volano gli stracci. Ad alimentare le polemiche si è aggiunto Enzo Raiola, procuratore del giocatore e cugino dello scomparso Mino, a cui Gigio era legatissimo. Raiola, dopo le dichiarazioni di ieri sera, ha parlato oggi in modo ancora più duro: "L'esclusione ci è pervenuta alla ripresa degli allenamenti. Durante il Mondiale per club – ha spiegato a Radio Sportiva – ci è stato detto che non sarebbe stato rinnovato il contratto e noi abbiamo risposto dichiarando di voler restare fino alla fine dell'attuale accordo. Però già durante le vacanze Luis Enrique mi ha chiamato per capire se c'erano delle soluzioni in uscita. Io ho ribadito che la volontà di Donnarumma era quella di restare un altro anno, ma appena arrivati ci è stato detto che la volontà era quella di mettere il giocatore fuori squadra. Azioni legali nei confronti del Psg? Quella situazione condiziona molto sia l'aspetto sportivo che la sua immagine. Oggi è tra i primi 30 giocatori al mondo, potrebbe vincere il Trofeo Yashin un'altra volta e il club ha detto che non è più il suo portiere, che non gli interessa più. A livello legale voglio capire se è possibile trovare una soluzione diversa da ciò che ci hanno tratteggiato. Parliamo di un principio di mobbing, non è lui che vuole andare via ma tutto il contrario. Hanno deciso che Donnarumma non farà più parte del Psg”. Per il numero uno in pole c’è il Manchester City di Pep Guardiola.
Il procuratore di Donnarumma: “È mobbing, il Psg ha cambiato le carte in tavola all’improvviso”
Enzo Raiola ha spiegato il suo punto di vista e quello del proprio assistito. “Eravamo alle firme, non può trattarsi solo di una questione tecnica come sostien…











