Il tufo e la sabbia sono stati stesi lungo il perimetro di piazza del Campo. E le curve di San Martino e del Casato, con angoli rispettivamente di 95 e 92 gradi, aspettano gli immancabili incidenti della corsa. A trattenere il fiato non saranno solo gli spettatori che assisteranno dal vivo al Palio di Siena, in programma sabato 16 agosto, ma anche quelli che lo guarderanno da casa, grazie alla copertura dell’emittente La7. Il paradosso è che, nel corso dell’anno, la politica si è premurata di approvare una legge contro il maltrattamento sugli animali. Una norma che da più parti è stata definita un’occasione persa e che è stata buona per sventolare la bandierina col proprio elettorato, alla ricerca di consensi. E il Palio di Siena, la corsa di cavalli più famosa d’Italia, è l’emblema di questa occasione persa.
Sì, perché se da una parte il ministro Matteo Salvini esulta “per i nostri amici a quattro zampe”, cioè rigorosamente cani e gatti, dall’altra, nella legge, sono spariti i riferimenti alla fauna selvatica (il centrodestra sta per approvare la nuova legge che liberalizza la caccia), mentre niente è stato fatto per corse di cavalli e palii. Attenzione, per quelli ufficiali (per chi li organizza clandestinamente è un’altra storia). E allora la Lav, dopo la lettera inviata lo scorso anno al Gruppo Cairo, quest’estate – dopo la fine dell’esclusiva di La7 – ha inviato una nuova lettera a Rai, Mediaset, Warner/Discovery, Sky (e ancora Cairo) per chiedere loro di non trasmettere la competizione: “Ciò non significa rinunciare al racconto della tradizione – scrivono – bensì esercitare una responsabilità culturale nella selezione dei contenuti. È un’opportunità per dare voce a una visione più matura del rapporto tra intrattenimento e rispetto per gli esseri viventi“. Così “ci appelliamo alla vostra sensibilità, chiedendo di non rinnovare/stipulare nuovi accordi per la trasmissione del Palio di Siena. Una decisione che avrebbe ricadute concrete sul piano culturale e simbolico, contribuendo a orientare il racconto televisivo verso forme di rappresentazione più attente e responsabili”.














