La Marina militare israeliana sarà alla prossima edizione di Seafuture che si terrà a settembre nel porto militare di La Spezia.
Lo anticipa il Fatto Quotidiano.
Il salone della nautica nato nel 2009 e pensato originariamente per lo sviluppo della Blue economy, vedrà anche la presenza di oltre quaranta delegazioni asiatiche, venti africane e una decina sudamericane. L'arrivodi due delegazioni di Tel Aviv - una legata alla Marina e un'altra politico-militare deputata alla negoziazione degli armamenti - ha chiamato a raccolta alcuni gruppi di attivisti locali radunati sotto la sigla Rete Pace e Disarmo che chiedono alle istituzioni coinvolte, ovvero i ministeri di Difesa, Infrastrutture ed Economia, al governatore Marco Bucci, ai Comuni di La Spezia, Lerici, Sarzana e Portovenere, di revocare il patrocinio alla manifestazione "in considerazione delle gravi e ripetute violazioni del diritto umanitario e internazionale e dello sterminio sistematico da parte delle forze armate israeliane dopo il 7 ottobre 2023 perpetrato nei confronti della popolazione della Striscia di Gaza e del Territorio palestinese occupato" Accanto alla delegazione israeliana figurano infatti anche "alcuni regimi repressivi" come Arabia Saudita, Egitto, Marocco, Turkmenistan. L'iniziativa è accompagnata da una mozione di boicottaggio nei confronti del governo di Tel Aviv, presentata alcuni giorni fa in consiglio comunale a La Spezia, città che ospita la fiera nazionale. A firmare l'appello una trentina di sigle, tra cui Arci, Acli, Cgil, Anpi, Caritas, Emergency. In parallelo, un'altra coalizione di realtà pacifiste, "Restiamo Umani - Riconvertiamo SeaFuture", sta organizzando una grande mobilitazione per sabato 27 settembre, due giorni prima dell'apertura della fiera, per chiedere che l'evento sia riconvertito al suo scopo dichiarato all'origine, l'ecosostenibilità.







