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La cantante, lanciata da Charlie Parker, è morta a 96 anni. La sua vita è stata un romanzo non sempre felice
La cantante statunitense Sheila Jeanette Dawson - conosciuta in tutto il mondo come Sheila Jordan - una delle voci più singolari, coraggiose e affascinanti della storia del jazz, è morta nella sua casa di New York all'età di 96 anni. Con lei se ne va un pezzo importante della memoria musicale del Novecento. Nata il 18 novembre 1928 a Detroit, Sheila Jordan ha attraversato quasi un secolo di jazz, lasciando un'impronta profonda e rivoluzionaria. Non è mai stata una diva da palcoscenico o da copertina: troppo schiva per rincorrere il successo commerciale, troppo vera per piegarsi a compromessi artistici. La vita di Sheila Jordan è un romanzo di resistenza e riscatto, intrecciato con la storia del bebop e dei suoi padri fondatori. Cresciuta in povertà a Summerhill, una cittadina mineraria della Pennsylvania, affrontò sin da piccola abbandoni, violenze familiari e discriminazioni razziali. Ma fu proprio durante un'adolescenza difficile che scoprì la voce che avrebbe cambiato la sua esistenza: quella del sassofonista Charlie Parker. E fu proprio Bird - come veniva soprannominato Charlie Parker - a notarla e a consacrarla tra i suoi protetti. Sheila imparò a memoria i suoi assoli più intricati, li cantava, li reinterpretava, li trasformava in poesia improvvisata. Era il preludio di una carriera che avrebbe fatto della voce uno strumento musicale capace di giocare, esplorare e volare senza rete. Trasferitasi a New York nel 1951, sposò il pianista Duke Jordan, studiò con Lennie Tristano e frequentò i circoli più avanguardistici del Greenwich Village. Nonostante le collaborazioni con giganti come Charles Mingus, George Russell e Horace Silver, la sua carriera discografica partì solo nel 1963, quando incise per la Blue Note il celebre Portrait of Sheila.







