Il nostro ritorno dalle vacanze è stato funestato da una tragedia molto vicina. Mentre eravamo ancora in viaggio in Italia ci era stato annunciato il decesso di un giovane portiere in servizio nel nostro palazzo/grattacielo: Adam, figlio di un altro portiere dello stabile, Larry. Solo al nostro arrivo abbiamo appreso i dettagli drammatici. Adam, 21 anni, stava passeggiando nel Bronx dove abita; è stato ucciso con due colpi di arma da fuoco da un rapinatore che voleva la sua catenina d’oro. Nella stessa aggressione è stato ucciso anche un altro ragazzo, sempre a scopo di rapina. I funerali si sono tenuti l’altroieri. Non abbiamo ancora rivisto suo padre, che i colleghi ci descrivono comprensibilmente sconvolto e disperato. Fra i condomini è in corso una colletta per aiutare la famiglia, che fra l’altro dovrà far fronte a spese legali. Per un crudele paradosso, ammesso che i colpevoli degli omicidi vengano catturati e incriminati, spesso ottengono una difesa d’ufficio a spese del municipio di New York, mentre questo non accade per i parenti delle vittime.
Una tragedia vicino a me, e la militarizzazione di Washington
Un giovane portiere ucciso a colpi di arma da fuoco e i crimini violenti a New York che spesso vengono affrontati come una questione astratta, fatta di fredde statistiche. A Washington il tasso di omicidi supera quelli di Città del Messico e Bogotà







