Era disteso sulla schiena, con una cintura stretta attorno al collo. Così è stato trovato senza vita, lo scorso 26 luglio, il corpo del dottor Raffaele Marangio, 78 anni, psicoterapeuta e docente universitario. Il macabro ritrovamento è avvenuto nel suo appartamento in via Enrico Stufler, a Modena, dove viveva e dove aveva anche sede l’associazione Aspic da lui fondata.

A lanciare l’allarme sono stati alcuni amici, preoccupati per l’assenza prolungata di contatti. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle Volanti, il personale del 118, i vigili del fuoco, il Sostituto Procuratore della Repubblica, il medico legale, gli investigatori della Squadra Mobile e gli specialisti della Polizia Scientifica, per effettuare tutti i rilievi tecnici all’interno dell’abitazione.

Secondo quanto reso noto oggi – 12 agosto – dal Procuratore capo Luca Masini, non viene esclusa l’ipotesi dell’omicidio. Sono infatti in corso indagini approfondite per ricostruire con esattezza quanto accaduto negli attimi precedenti la morte del noto professionista. Al momento, nessuna pista viene scartata: la Procura attende i primi risultati degli accertamenti medico-legali e scientifici.

Chi era la vittima

Nato a Lecce nel 1947, laureato in Pedagogia con indirizzo psicologico nel 1973, Raffaele Marangio era docente a contratto di “Relazione di aiuto nei processi assistenziali” all’interno del corso di laurea in Infermieristica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.