«Se le cose stanno come hai detto, ti regalo un consiglio: ricorda che tu sì ’o papa e i redattori ti devono baciare la pantofola. Tienili con te e risolverai tutto». Fu questa teatrale ed esorcistica battuta pronunciata da Gaetano Afeltra nel suo slang italo-napoletano a strappare un sorriso ad Alberto Cavallari, sdrammatizzando un incontro carico di oscuri presagi. Si era a metà giugno del 1981 e per il celebre inviato cominciava la stagione al vertice del «Corriere della Sera»: sfida maturata nientemeno che su impulso del presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Sarebbe stato un triennio tumultuoso tra questione morale sulla scia dello scandalo P2, dissesto finanziario, tagli all’organico, lotte politiche e sindacali per il controllo del quotidiano. Ecco lo scenario che incupiva la tavolata, mentre si concludeva la cena al ristorante milanese Santa Lucia dove risuonò la frase sul papa-re, frutto di una mistica corrierista tipica di Afeltra.