Quando la settimana scorsa la ong Save Ukraine ha denunciato l’esistenza di un database russo che offre agli aspiranti genitori adottivi russi la possibilità di scegliere tra 294 bambini ucraini rapiti nella regione di Lugansk filtrandoli per età, sesso, il colore degli occhi e dei capelli, in tanti a Kiev hanno commentato disperati: «Basta andare su quel sito per vedere quali sono i nostri figli rapiti, non c’è bisogno di fare liste».