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Il governo federale tedesco ha fissato obiettivi ambiziosi per il potenziamento della Bundeswehr, puntando a raggiungere i 500.000 soldati nel lungo termine

Mentre in Italia solo il 16% dei cittadini sarebbe disposto a combattere per la Patria secondo un'indagine del Censis riportata qualche giorno fa su queste pagine da Fausto Biloslavo, oltre il Reno si assiste a un fenomeno diametralmente opposto: il consenso verso l'esercito tedesco ha raggiunto livelli storicamente elevati, segnando una svolta epocale per una nazione che per decenni ha coltivato un sincero pacifismo.

L'Istituto Ifo di Monaco ha documentato questo cambiamento attraverso un'analisi approfondita dei dati di sondaggio provenienti da diverse fonti, rivelando come il sostegno al riarmo e al rafforzamento delle forze armate tedesche sia cresciuto in maniera significativa negli ultimi anni. Si tratta di una trasformazione culturale che affonda le radici negli eventi traumatici degli ultimi anni, da cui la Germania ha tratto insegnamenti strategici fondamentali. Il punto di svolta può essere identificato negli attentati dell'11 settembre 2001 osservano i ricercatori bavaresi quando la percezione della minaccia nella società tedesca subì un primo scossone significativo. Tuttavia, il vero catalizzatore del cambiamento si è manifestato nel 2014 con l'annessione russa della Crimea e si è accentuato con l'aggressione all'intera Ucraina nel 2022: eventi alle porte di casa che hanno innescato una fase di crescente incertezza modificando in modo sostanziale e duraturo l'opinione pubblica sulle questioni di difesa.