Incontriamo il fotografo nel suo studio al centro di Lucca. Perché le vacanze? Gli chiediamo, «perché sono il “nostro palcoscenico”»
di Maurizio Fiorino
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Partiamo subito da un aneddoto: lo studio fotografico di Massimo Vitali, nel centro di Lucca, è accanto al carcere cittadino, lo stesso che negli anni Settanta ospitò Chet Baker. "Che suonava la tromba alla finestra, dietro le sbarre, e la gente si radunava sulle mura per ascoltarlo", racconta. Con le immagini che lo hanno reso celebre, quelle degli italiani al mare liberi e spensierati, Vitali ci convive da sempre: "Ci sono nato", dice. "Il fatto è che, da bambino, ciò che desideravo era andare in vacanza ed entrare anch’io in quel mondo: la spiaggia, il bar, il sole. Se venivo trascinato in montagna, era una tragedia". Fresco di un Lucie Awards (alla carriera) e noto per le sue foto ampie e luminose, a partire dagli anni Novanta Vitali ha costruito un archivio fotografico di quasi 5.000 istantanee, raccontando con sguardo distaccato e insieme curioso l’invenzione dell’estate italiana. "Quel mondo lo conosco da quando avevo cinque anni", dice, schiarendosi la voce e fissando poi uno dei suoi scatti: "Mi riferisco alle vacanze coi nonni, me le porto dietro da sempre".










