Sulla pista della base aerea giordana di Amman c'è un traffico senza precedenti.

Per ogni C-130 che decolla ce n'è un altro che atterra, ma non si vola soltanto. Negli hangar i carri elevatori inforchettano tonnellate di carichi impacchettati, che spesso si distinguono solo per le bandiere differenti dei vari Paesi. Tra l'odore del cherosene bruciato mai verrebbe da immaginare che lì dentro c'è farina, olio, ceci e scatolame: cibo per Gaza.

"Dobbiamo sbrigarci e cercare di evitare intoppi. Domani è un altro giorno e non sappiamo cosa può succedere": il colonnello Davide Verdolini riflette e intanto guarda alle notizie sugli annunci di imminente occupazione della Striscia. "Se succederà sarà difficile proseguire con gli aviolanci", spiegano i militari. Intanto anche il primo sorvolo italiano è andato: il carico di aiuti umanitari è stato paracadutato a nord di Gaza sulla zona costiera e adesso l'obiettivo è di sganciare altre cento tonnellate in una settimana.

Alla missione Solidarity Path 2 partecipano una cinquantina di nostri militari di Esercito e Aeronautica. "Il Paese è sempre pronto e disponibile quando c'è da portare speranza e soccorrere chi ne ha più bisogno - spiega il ministero della Difesa Guido Crosetto -. Con questa operazione ribadiamo l'impegno a favore delle popolazioni civili colpite dalla guerra, contribuendo a ridurre le sofferenze e salvere le vite umane. Vogliamo intervenire con tempestività per alleviare l'emergenza e continuare a sostenere lo sforzo politico e diplomatico per un cessate il fuoco duraturo, condizione imprescindibile per l'unica pace possibile, nel rispetto del principio di due popoli, due Stati". Ad acquistare il cibo è stato il ministero degli Esteri, già impegnato nell'operazione 'Food For Gaza', avviata oltre un anno fa.