TRENTO - Due nuovi casi di virus West Nile sono stati rilevati nella giornata di sabato 9 agosto in Italia, uno in provincia di Trento e l'altro in provincia di Biella.

Con questi ulteriori due casi di contagio il numero di infezioni da Febbre del Nilo rilevate in Italia sale a oltre 170 da inizio anno. Si tratta dei casi che vengono intercettati dal sistema sanitario, tramite pazienti che sviluppano sintomi e si rivolgono ai medici oppure tramite i controlli sui donatori di sangue. Il virus nella maggior parte dei casi di infezione è tuttavia asintomatico e molte infezioni non vengono dunque scoperte. A livello nazionale si contano 16 vittime.

I due più recenti casi riguardano due donne, entrambe ricoverate in ospedale in condizioni giudicate stabili. A Biella è stata infettata una 72enne. Della paziente trentina non sono state al momento diffuse le generalità, ma si sa che è una persona rientrata da poco da una vacanza. Il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari del Trentino, per ridurre al minimo il rischio di punture e al contempo contrastare la diffusione dell’infezione da West Nile, invita la popolazione ad adottare precauzioni: «Applicare repellenti cutanei sulla pelle esposta; indossare abiti coprenti preferendo indumenti chiari, pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe; ridurre l’utilizzo di profumi intensi che possono attirare le zanzare; installare quando possibile zanzariere a porte e finestre o soggiornare in ambienti climatizzati; eliminare i ristagni d'acqua e svuotare sottovasi o altri contenitori e coprire con teli le vasche per gli animali e le piscine gonfiabili dove le zanzare possono deporre le uova. Apss ricorda inoltre l'importanza della diagnosi precoce e invita, soprattutto al rientro da viaggi in zone in cui la malattia è endemica, a recarsi dal proprio medico di famiglia se nei giorni successivi a una puntura di zanzara si avvertono sintomi come febbre, eruzioni cutanee o manifestazioni neurologiche».