Richard Nixon è stato - come ha avuto modo di dire più volte Henry Kissinger - "un uomo eccezionale". L’eccezionalità di Nixon ha percorso i due lati della vita, quello del trionfo e quello della caduta, il favore e l’ostilità popolare, l’isolamento e la capacità di leadership, il peggio in politica interna e il meglio in politica estera. Quella di Richard Nixon, nato povero e diventato il più ricco ex presidente degli Stati Uniti, cresciuto all’estrema periferia della vita e arrivato al centro e al vertice, di carattere chiuso e scontroso eletto e rieletto con veri trionfi, diffidente al punto da tradire gli amici eppure circondato da fedelissime ‘guardie’, protagonista di giorni di gloria e di giorni di vergogna, è stata certamente una vita fuori dal comune.

Ci sono quattro grandi punti-cerniera nella vita di questo americano che più di ogni altro è stato il prodotto di una grande democrazia, il protagonista, felice e infelice, di un sistema che rigorosamente funziona. Il primo. È vice presidente accanto al mitico Eisenhower e viene accusato di corruzione. Ha ricevuto un cappotto di vigogna da un discusso personaggio delle lobby americane.

Siamo nel 1952 e Nixon, proprio Nixon, l’uomo di cui già allora i comici americani si servivano per imitarne i gesti goffi e il modo impacciato di parlare, ha usato la televisione, si è difeso ‘in diretta’, si è fatto assolvere dal pubblico, passando sopra le teste del Congresso e degli investigatori di allora.