Il caso di Garlasco, a distanza di diciott’anni, continua a occupare le prime pagine e a far discutere. A riaccendere il dibattito è Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, che interviene sulla cosiddetta “impronta 33” e sulle contestate ipotesi di contaminazione delle tracce biologiche rinvenute vicino al corpo di Chiara Poggi il 13 agosto 2007.
La Procura di Pavia prosegue, in gran riservatezza, i nuovi accertamenti biologici disposti nelle scorse settimane. Nel frattempo, però, lo scontro mediatico si accende. Dopo le parole dell’avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati, a Zona Bianca - il programma condotto da Giuseppe Brindisi su Rete 4 -, ora è la difesa di Stasi a rilanciare. In un’intervista al settimanale Gente, Bocellari è tornata sull’esperimento giudiziale effettuato dalla difesa, secondo cui l’impronta 33 conterrebbe sangue e sudore di “Ignoto 3”, identificato come possibile corrispondenza di Andrea Sempio.
La legale nel corso dell'intervista ha snocciolato anche un dettaglio curioso: “Il sangue se l’è prelevato il nostro consulente dattiloscopista Oscar Ghizzoni. Ed è suo anche il sudore: è andato a correre per ore sotto il sole cocente”. Parole che suonano come un critica diretta, esplicita e sferzante alle ricostruzioni sulla contaminazione dei reperti: “È inaccettabile che si cerchi di normalizzare la contaminazione. Può accadere che inavvertitamente capiti in un’indagine, ma è inaccettabile dire che è normale. Io nel processo a Stasi non ho mai sentito parlare di reperti contaminati. Adesso sembra che tutti i reperti siano contaminati. Provocatoriamente dico che se è tutto contaminato allora è il momento di una seria riflessione sulla condanna di Stasi”.






