Un cane giace a terra, le zampe che si tendono in spasmi incontrollabili, il muso rivolto verso chi lo sta filmando. Non abbaia, non si lamenta, ma muove debolmente la coda. Ha ancora fiducia nell’uomo, anche mentre muore. Il video, girato da volontari dall’International Animal Welfare Protection Coalition a Chefchaouen, nel nord del Marocco, mostra “l’effetto devastante della stricnina, una sostanza vietata in tutto il mondo, eppure ancora usata — apertamente, violentemente e impunemente — per eliminare i cani randagi”. Si vedono cinque cani riversi a terra, impossibili da salvare. Non si sa chi li abbia avvelenati, non si hanno conferme esterne, ma loro non ne hanno dubbi: è un modo per velocizzare il piano anti randagismo “in vista dei Mondiali di calcio FIFA 2030”.

Il timore è che quello che era già stato denunciato mesi fa come un pericolo, si stia trasformando in realtà. E mentre il governo marocchino parla di nuovi piani “etici” per la gestione del randagismo, le testimonianze degli animalisti che arrivano dalle strade raccontano una strage silenziosa. E a pagarne il prezzo sono anche quei cani già sterilizzati e vaccinati, considerati “sicuri” e tutelati dalle leggi. Ma non abbastanza “invisibili”.