L’impegno civile è stato il grande protagonista dell’inaugurazione del Locarno Film Festival 2025: “Le pays d’Arto”, primo film di questa edizione a essere proiettato nella magica cornice della Piazza Grande, è una pellicola dall’evidente respiro politico, simbolo di una kermesse che ama privilegiare i contenuti forti all’interno del suo cartellone.

Opera prima di finzione della regista Tamara Stepanyan, il film ha come protagonista Céline, una donna francese che arriva in Armenia per ufficializzare la morte del marito Arto, recuperare i suoi documenti di nascita così che i suoi due figli possano avere anche una seconda nazionalità.

Molto presto, però, Céline scopre che suo marito le ha mentito per tutto il tempo che sono stati insieme: l’uomo ha infatti combattuto in guerra, ha assunto un’altra identità ed è considerato un disertore. Viaggiando nel passato di Arto, Céline incontra reduci e veterani degli anni Novanta, figure perseguitate da una battaglia che non finisce mai.

«Io non vivo più in Armenia, ma è un Paese che mi perseguita come un braccio amputato, che vive dentro di me come un fantasma. Perché ci ritorno così spesso, perché questo immenso desiderio di girare proprio lì? A spingermi sono l’ansia e le domande»: con queste parole la regista ha voluto accompagnare il suo film, un prodotto sicuramente figlio di questioni e riflessioni fortemente personali.