Oggi ci sarà l’autopsia per provare a capire che cosa è successo a Simona Cinà, la studentessa morta in piscina a Bagheria, a pochi chilometri da Palermo. Si è immersa per fare un bagno in piscina fra le 3,30 e le 3,45 del mattino di sabato scorso. A contatto con l’acqua fredda ha probabilmente accusato un malore, ha perso conoscenza. «È finita in un angolo buio, poco o scarsamente illuminato, lontano dall’area del dj e dalla consolle dove gli altri ballavano». Per cinque, forse dieci minuti, comunque un tempo lunghissimo, intollerabile per il fisico umano, Simona, originaria di Capaci, surfista e nuotatrice, pallavolista e allenatrice, invitata a una festa di laurea in una villa di Aspra, a Bagheria, è rimasta sott’acqua, con il viso rivolto all’insù, priva di conoscenza.
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Ieri sera per arrivare ad accertare le cause del decesso di Simona al Policlinico di Palermo di sono stati eseguiti i primi esami medico legali: la salma è stata sottoposta a una Tac e a radiografie per evidenziare se ci siano fratture o emorragie interne o danni da patologie sconosciute. Ma, secondo quanto si appreso, gli esami diagnostici eseguiti non sarebbero stati esaustivi e per questo sarebbe stata disposta dagli esperti nominati dalla Procura anche una risonanza magnetica. A eseguire l’autopsia oggi ci sarà l'anatomopatologo Tommaso D'Anna, che accerterà se c'era acqua nei polmoni, e quindi Simona è annegata, o quale altra potrebbe essere la causa e del suo decesso.










