Di certo c’è solo che ha conquistato il mondo convertendo tutti al rito dell’aperitivo all’italiana. Per il resto sullo Spritz come su quasi tutti i cocktail più famosi di certezze ce ne sono poche. C’è chi dice che sia nato per l’uso dei soldati dell’esercito austroungarico di allungare i vini bianchi italiani troppo corposi per i loro gusti, così chiedevano agli osti veneti di Spritzen, allungarli appunto spruzzandoli d’acqua.
Chi invece fa risalire l’usanza come premio per gli operai dell’Arsenale di Venezia ai tempi d’oro delle repubblica marinara. Di sicuro c’è che la versione più famosa della grande famiglia degli spruzzati è quella a base di Aperol, il bitter la cui ricetta è stata messa a punto negli anni 20 dai fratelli Barbieri di Padova, di ritorno, da un viaggio a Parigi. Da lì il nome, per assonanza da quel che sentivano ordinare tutto intorno a sè ai tavolini dei cafè nella capitale francese, dov’era tutto un fiorir di «apéro», diminutivo di apéritif. Da lì appunto l’Aperol, diventato poi sinonimo stesso di Spritz a livello mondiale, soprattutto da quando nei primi del Duemila il marchio è entrato nel portfolio di Campari che ha fatto da volano internazionale al brand.










