Una giornata in tenda racconta la quotidianità di una famiglia sfollata: la mamma di buon mattino sveglia tutti, il marito e i bambini, e dà i compiti: chi deve andare a cercare l'acqua potabile, chi si mette in fila per il bagno, il papà con il bimbo più piccolo va al mercato per comprare un pollo, la mamma è in fila al forno per cuocere il pane, ma tutti tornano senza aver ottenuto nulla, la giornata in un campo profughi è un’avventura impossibile raccontata da 19 bambini rifugiati di Gaza City. Lascia che aggiustino i bambini, realizzato da un gruppo di ragazze tra 9 e 14 anni provenienti da Khan Younis, racconta invece di una famiglia che è appena entrata in una casa nuova, il trasloco, l’arredamento delle stanze, l’entusiasmo dei ragazzi, ma appena tutto è pronto inizia un bombardamento e in poco tempo l’alloggio appena inaugurato si ritrova con le finestre senza vetri, i muri rotti. Il padre vuole lasciare l’appartamento ma i figli della famiglia sono determinati a non andare via, fanno di tutto per aggiustare i muri rotti e il tetto danneggiato con un sistema fantasioso che magari è di difficile applicazione reale ma è un segnale di speranza.

La nonna che risolve tutto è la storia di un ragazzino che ha una camicia troppo grande, ma è l’unica cosa che la mamma ha trovato al mercato, “non ci sono più tutte le misure” gli spiega. Lui si rifiuta di indossarla, sicuro che verrà preso in giro, prova a farsi un abito di foglie ma gli amici gli chiedono 'credi di essere Tarzan?', un vestito di scatole di cartone ma non riesce a muoversi. Alla fine è la nonna a trovare la soluzione cucendo insieme pezzi di altri pantaloni e lanciando un nuova moda.