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Le ombre di Hamilton e la delusione di Leclerc: che cortocircuito

Se la Ferrari fosse un essere umano, trascorrerebbe questo periodo di vacanza sdraiata sul lettino di uno psicologo. Uno di quelli bravi però. Non servirebbe interpretarne i sogni perché quello è sempre lo stesso dal 2007: tornare a vincere un Mondiale piloti. E non c'è nulla da interpretare. I problemi della Scuderia sono altri perché improvvisamente sembra che siano andati tutti fuori di testa. Proprio nel weekend in cui la riconferma di Fred Vasseur avrebbe dovuto portare tranquillità e l'inaspettata pole position di Charles Leclerc restituire la serenità. Invece il gran premio d'Ungheria, ultima tappa prima della pausa, ha lasciato più scorie che benefici.

Se in questo periodo la fabbrica chiude per regolamento, quello che non può andare in vacanza è il lavoro che si può fare sulla mente. Su quella di Leclerc e soprattutto su quella di Lewis Hamilton. Charles deve fare i conti con la sindrome del Paolino Paperino che lo perseguita e viene rafforzata dalla statistica: dalle 27 pole sono arrivate solo 5 vittorie. Una sensazione difficile da scacciare dopo che a Budapest dopo il 40° giro si è ritrovato a fare il passeggero su una macchina che fino al giro prima sembrava imprendibile anche per le McLaren. Potrebbe aiutare raccontare la verità sul mistero che ha zavorrato la sua Sf-25, spiegare che cosa significa esattamente quel problema al telaio che vuol dire tutto o niente.