​​​​​​Putin è “tosto”: e Trump?

2 € al mese

Il ragazzo, affetto da anidrosi, era andato in coma. Ora ha un fegato nuovo. I genitori: "Aveva già avuto due crisi simili, ha sempre il ghiaccio con sé".

Èa Torino con un fegato nuovo. I suoi genitori, che parlano solo greco, continuano a chiedere al traduttore di ringraziare tutti: i medici delle Molinette, il meccanismo a orologeria che orchestra i trapianti, anche il destino. Dimitrios è tornato. Quattordici anni, una settimana di coma, il ricordo sbiadito della campagna a nord del suo Paese dove è crollato a terra. È tornato per sentirsi dire starai bene, però non farlo più. Non correre, non stancarti, non restare sotto al sole. Mamma e papà lo ripetono da quando gattonava. Ma gli era successo altre due volte di superare il limite. La debolezza, una vertigine, la sensazione di accendersi da dentro e prendere fuoco. Sapendo che il forno è il suo corpo e che a un certo punto tutto diventa buio. Dimitrios allora si era salvato perché c’era sua madre. E Styliani, da quando lo aveva messo al mondo, sapeva che la vita di suo figlio è legata al ghiaccio. Quando si accendeva in quel modo – per distrazione, perché i bambini non stanno mai fermi – lei lo raffreddava strappandolo alla febbre sproporzionata, agli scherzi della genetica. Dimitrios non può sudare. Soffre di anidrosi, una malattia che manda in tilt il meccanismo di regolazione della temperatura corporea ed espone al rischio di ipertermia. Se fa troppo caldo, se si affatica, rischia le convulsioni, l’insufficienza epatica e la morte. Questa volta è arrivato a 42 gradi e mamma non era lì con la sacca termica.