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Enrico Manieri è stato consulente di parte nel processo per il mostro di Firenze e nelle ultime settimane ha iniziato a interessarsi al caso di Garlasco

Settembre è alle porte e questo pare sarà un mese cruciale per l'indagine di Garlasco. Agosto andrà via senza grandi novità sull'incidente probatorio in corso e sulle indagini tradizionali ma la discussione dell'opinione pubblica sul tema non sembra si placherà. Enrico Manieri esperto di balistica e di criminologia, è uno dei più seguiti sul caso sui social e su YouTube: ha studiato il caso, approfondito e realizzato video che hanno avuto una buona media di visualizzazioni e in uno di questi ha elaborato un'ipotesi su quale possa essere stata l'arma del delitto usata per uccidere Chiara Poggi.

La sua ipotesi è che l'arma del delitto possa essere un portavaso in ferro battuto presente sulla scena del crimine in alcune immagini scattate durante i rilievi. "Sono partito dalle ferite inferte alla vittima, che non vanno prese singolarmente, ma analizzate nel loro insieme altrimenti si rischia di costruirsi un film mentale che dilata i tempi e gli spostamenti", ha dichiarato Manieri, che si è basato sulle informazioni presenti sul referto autoptico firmato dal dottor Marco Ballardini. "La prima cosa che mi ha colpito è che le ferite sul cranio e nella zona occipitale, cioè la nuca, hanno come predominanza un aspetto contusivo, mentre quelle sul viso e sulla tempia sono da taglio/punta. Cosa significa? Che se qualcuno viene colpito al viso direttamente le parti più sporgenti, come il naso, subiscono delle lesioni e i denti saltano, essendo fragili", ha spiegato Manieri.