Milano, dieci e mezza di un mattino di luglio. È una delle giornate più caldo-umide dell’anno. Sono appena entrata nel rovente cortile dell’albergo Aethos. Ai margini dello spiazzo, due ombrelloni proiettano un quadrato d’ombra, in cui cerca di stringersi una quarantina di persone. Su un tavolo, bicchieri e brocche d’acqua fredda, mentre in un angolo sono accumulate le borse dei presenti. La maggior parte delle persone in attesa sotto gli ombrelloni è fatta di giovani donne in tenuta da palestra. I colori squillanti delle sneakers tappezzano l’asfalto. Qualche donna è più anziana, non snella, e ci sono pure maschi sparuti, oltre a un paio di bambine.
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