Suona quasi come una dichiarazione d’amore quella del vicecapogruppo di Avs alla Camera, Marco Grimaldi, nei confronti dei suoi amici milanesi del Leoncavallo. «Credo che un luogo come il Leoncavallo valga più di mille speculazioni: è un presidio culturale e sociale da 50 anni, un patrimonio di tutta la comunità la cui perdita significherebbe un impoverimento per la città», dice Grimaldi annunciando che a settembre si terrà la festa nazionale del partito all’interno dello storico centro sociale di via Watteau.

Sì, avete capito bene. Il deputato di Avs vuole organizzare la festa nazionale del partito in un luogo abusivo, occupato da oltre 30 anni e su cui persino la magistratura ha cercato di rimettere a posto i pezzi. Lo Stato ha chiesto al centro sociale un risarcimento di tre milioni di euro. Ma facciamo un piccolo passo indietro. A novembre scorso, la Corte d’Appello di Milano ha condannato il Viminale al pagamento di tre milioni di euro alla famiglia Cabassi, proprietaria dell’ex cartiera in zona Turro. Quel pagamento rappresentava la copertura delle perdite che la famiglia aveva subito ingiustamente a causa dell’occupazione del proprio stabile.

Ora, però, è lo Stato a richiedere al centro sociale, e più nello specifico a Marina Boer, presidente dell’Associazione Mamme Antifasciste del Leoncavallo, quei soldi. Intanto, il 134esimo tentativo di sfratto è stato rinviato, ancora una volta, al 9 settembre, ma forse si riuscirà a sgomberare anche prima, ed è per questo motivo che Avs spinge a organizzare una festa all’insegna dell’illegalità. A seguito dell’incontro al Viminale tra il ministro Matteo Piantedosi e una delegazione di Fratelli d’Italia che si è tenuta pochi giorni fa, gli esponenti lombardi del partito della premier Giorgia Meloni sono usciti con l’assicurazione che «sono pronti interventi concreti per il ripristino della legalità nell’area».