Era il giorno delle farfalle ieri a Singapore, mondiali di nuoto. Non quello che l’Onu ha fissato per lottare contro la violenza sulle donne, ma quello di farfalle azzurre, che non vivono in collina e montagna in giro per il mondo, ma stavolta a bordovasca e anzi dentro, e portano il nome di Silvia Di Pietro e Thomas Ceccon. Lei, la romana di 32 anni, è andata più veloce di quanto non avesse mai fatto in vita sua: aveva il record italiano sui 50 metri fermato a 25.78, ed eravamo nel 2014! Ieri mattina in batteria ha chiuso in 25.49: «Mamma mia che sorpresa! Non me l’aspettavo di andare così forte, sono al settimo cielo» che per una farfalla deve essere un bello stare. E ci restava anche nel pomeriggio quando in semifinale nuotava, non lontana dal fresco record e sotto il vecchio, in 25.58 che le davano l’accesso per sesta alla finale di oggi alle 13, che in questa settimana mondiale è l’ora del pranzo e del nuoto.

Lui, Thomas, il multitasking vicentino, che s’è presentato sui blocchi dei 100 farfalla come aveva detto che avrebbe fatto solo in caso di malora nei 200 dorso (e malora fu: fuori in batteria, primo degli esclusi ieri l’altro), s’è ritrovato in semifinale in corsia 1 per una prova che non aveva né preparato né provato e l’ha nuotata in 50.42, che è anche questo primato italiano, migliorando il 50.64 con il quale Piero Codia, sempre in corsia a latere, era stato campione europeo, Glasgow 2018. «Forse un tempo così non lo faccio più» diceva Ceccon, che magari ha un tale talento da purosangue che se si mette la briglia e il morso di calcolatore finisce per fare la frittata (è capitato già…).