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Ultimo aggiornamento: 8:00
Approvata alla Camera la legge che impone alle banche di aprire il conto corrente anche ai protestati. E ora comincia lo show degli alibi per non rispettarla. Avrebbero dovuto esultare. Salutare con rispetto e consapevolezza una norma di civiltà, che finalmente riconosce un diritto essenziale a tutti: quello di poter aprire un conto corrente, anche se si è stati protestati, segnalati in CRIF o in ritardo con i pagamenti. E invece no. I primi a mettersi sulla difensiva sono proprio loro: i bancari. Categoria in grado di mutare pelle a seconda della corrente, ma sempre pronta a usare il latinorum della burocrazia per erigere barriere al posto di ponti.
E così, come spesso accade, già si sentono le prime supercazzole di sportello. Un’arte antica, perfezionata nei decenni, con cui le banche cercano di rimandare, negare, confondere, rinviare, pur di non adeguarsi. Ecco un campionario di frasi che – se non l’avete già sentite – sentirete presto. Preparatevi.
Classico evergreen. La legge può pure essere passata alla Camera, approvata all’unanimità, discussa ovunque. Ma se la mail interna non è arrivata, per il bancario non esiste. È come se non fosse mai successo nulla. Finché non c’è il file PDF col timbro del dirigente, il diritto resta un’opinione.






