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2 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:53
Per quanto debole e traballante, il cessate il fuoco siglato lunedì da Thailandia e Cambogia rappresenta una svolta importante. Non solo perché ha fermato il bilancio di morti (oltre 40) e sfollati (quasi 300mila) lungo il confine conteso tra i due paesi da decenni. L’intesa rivela nuovi equilibri nella geopolitica dell’Indocina, quadrante storicamente nelle mire delle potenze extraregionali, prima in epoca coloniale e poi durante la guerra fredda. Il dato più rilevante è il ruolo da protagonista della Malesia, che al momento ricopre la presidenza dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico, organizzazione intergovernativa fondata per promuovere la cooperazione economica, politica, di sicurezza, sociale e culturale tra i suoi membri, ma che sinora si è sempre dimostrata inconcludente nel risolvere le crisi locali, dai contenziosi sulla sovranità nel mar Cinese meridionale alla guerra civile in Myanmar. Servirà ancora del tempo per valutare se la riuscita mediazione sia il sintomo di una crescente solidità istituzionale dell’ASEAN o se piuttosto – come sembra – vada attribuita perlopiù alla capacità diplomatica di Kuala Lumpur e alla volontà politica delle parti coinvolte. In entrambe le eventualità, tuttavia, emergere il tentativo di dirimere la controversia a livello regionale. Anche considerando l’inadempienza della Thailandia ai verdetti emessi negli ultimi decenni dalla Corte internazionale di giustizia (CIG) che si è sempre espressa a favore del rivale asiatico.











