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Il sindaco chiede aiuto al prefetto per sbloccare le case. Salvini: "Si dimetta"
Avanti, day by day. Non è quel segnale di "discontinuità urgente" sul piano casa o sul rimpasto che aveva sollecitato la segretaria del Pd Elly Schlein, ma il sindaco di Milano Beppe Sala usa i social per rispondere - tra le righe - alla richiesta di dimissioni che arriva dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte o da una parte del centrodestra. "Nell'ultimo anno e mezzo di mandato - scrive - lanceremo un grande piano straordinario di manutenzione delle strade". Come a dire, qui sono e qui resto. Anche dopo gli arresti domiciliari confermati dal Gip per l'ormai ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e la tempesta giudiziaria che sta bloccando l'urbanistica milanese. Come? Con le mani quasi legate. E che possa arrivare fino al 2027 non ci scommettono neanche i fedelissimi fuori microfono. Un segnale arriva dall'incontro di quasi due ore che Sala ha avuto ieri con il comitato delle "Famiglie Sospese" che rappresenta circa 4.500 acquirenti di alloggi sotto sequestro o bloccati perchè il Comune ha congelato le autorizzazioni. Anche a loro è apparso "abbattuto, provato". Per provare a uscire dall'impasse - ed evitare la class action minacciata anche ieri dal comitato se non vedrà "risultati concreti entro ottobre" - Sala ha deciso di arruolare il prefetto di Milano, Claudio Sgaraglia. Gli chiederà di convocare un tavolo istituzionale con tutte le parti coinvolte per esaminare e tentare di sbloccare i dossier caso per caso, con la revoca delle super Scia (le autorizzazioni veloci) nel mirino dei pm e maggiori oneri a carico dei costruttori. Non si può chiamare commissariamento, ma poco ci manca. E Tancredi stava elaborando il nuovo Piano di governo del territorio della città: il percorso si complica e il Pd e Sala ha già dovuto rinviare a settembre la nomina del nuovo assessore perchè non c'è la fila per ricoprire un ruolo che al momento promette più insidie che gloria. Ma il nodo cruciale, che potrebbe rimettere in discussione la volontà (almeno dichiarata in aula) di restare fino a fine mandato si scioglierà a settembre. Il voto in Consiglio comunale sulla vendita dello stadio di San Siro a Milan e Inter. Prima degli ultimi sviluppi il sindaco aveva lanciato l'ultimatum ai partiti: "O passa o tutti a casa". I consiglieri dem si stanno informando su tutele legali e assicurative in caso di future contestazioni da parte della Corte dei Conti. É l'aria che tira a Palazzo Marino. I Verdi hanno respinto al mittente l'ultimatum: "Non è una priorità" insiste il coportavoce Angelo Bonelli.






