Roma, 31 lug. (askanews) – Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ci ha tenuto a presentare l’accordo commerciale raggiunto a Washington con gli Stati uniti come un successo per la quarta economia dell’Asia, quanto meno perché toglie incertezza a un sistema produttivo fortemente orientato all’export, ma per il nuovo leader sudcoreano l’intesa ancora non formalizzata apre prospettive complesse ancora tutte da definire.
Sullo sfondo dell’accordo, permangono partite aperte e complesse, a partire da quella dei costi della sicurezza di un Paese che si deve barcamenare in una delle regioni più complesse del mondo, di fronte alle crescenti pretese del presidente Usa Donald Trump che chiede un forte aumento del contributo di Seoul e tende a flirtare con il regime della Corea del Nord.
Seoul e Washington hanno raggiunto un accordo che ha fissato al 15% i dazi per l’export sudcoreano negli Usa, comprese quelle del settore automobilistico, in cambio dell’impegno sudcoreano a investire 350 miliardi di dollari in progetti negli Usa e ad acquistare risorse energetiche per 100 miliardi di dollari. Ovviamente, l’export Usa in Corea del Sud non sarà soggetto a dazi. Dal canto loro, i funzionari sudcoreano hanno sottolineato che l’accordo non prevede un’ulteriore apertura dei delicati mercati del riso e della carne bovina.










