Quello che sta accadendo a Gaza è una tragedia immane che interroga la coscienza e il cuore di ognuno di noi. Come persona prima di tutto e come rappresentante di un’istituzione pubblica sento il dovere di esprimere una posizione chiara dettata dal rispetto per la vita e per i diritti umani.

Oggi, mentre civili innocenti, bambini continuano a morire sotto le bombe e per la fame, mentre interi quartieri vengono rasi al suolo e il sistema umanitario è al collasso, ciò che emerge con drammatica evidenza è la sproporzione della sofferenza, la disumanizzazione che rischia di diventare la norma, l’indifferenza che rischia di sostituirsi allo scandalo nel vedere calpestare la dignità umana, la perdita irreparabile di una prospettiva di pace.

L’Umbria è la terra che da secoli custodisce un messaggio universale: quello della fraternità, della convivenza e del dialogo. È una responsabilità viva ancora più sentita nella nostra terra, dove nello ‘spirito di Assisi’, città-messaggio della pace nel mondo, sono stati accolti dialoghi tra fedi diverse e appelli alla riconciliazione anche nei momenti più bui. È qui che, nel 1986 si sono riuniti i leader religiosi del pianeta per pregare e invocare la pace, ed è sempre da Assisi che Papa Francesco ha rilanciato l’idea dell’amicizia sociale e della fraternità universale, indicando nella pace “non solo un sogno ma un dovere di civiltà”.