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Su "Famiglia Cristiana" testimonianze, voci e immagini sui guai dell'urbanistica
Milano «Bella senz'anima». È il titolo del settimanale cattolico Famiglia Cristiana in edicola oggi, con un'inchiesta esclusiva che, scrivono, «illumina le contraddizioni dell'urbanistica milanese: palazzi sotto sequestro, cittadini esclusi, procedure opache e un modello che favorisce chi ha capitale». Quindi, Milano «ha smarrito la sua anima». Lo raccontano in una ventina di pagine con testimoniane, interviste e immagini originali per raccontare la città «vista dal basso», cioè quella delle famiglie ostaggio dei cantieri bloccati, degli inquilini con i grattacieli costruiti nel cortile di casa, degli esclusi da una città che corre troppo fretta». A dirlo, spiegano nel reportage, non sono solo i magistrati «che indagano sul sistema di corruzione che ha travolto l'urbanistica della metropoli, ma i cittadini stessi, vittime di un modello che ha svenduto l'interesse pubblico alla speculazione edilizia». Su Famiglia Cristiana ci sono le voci Elisa, Filippo, Isabella, Simona che da anni attendono di entrare nella propria casa, pagando mutui e firmando rogiti davanti al notaio, per poi ritrovarsi nel limbo giudiziario di progetti finiti sotto sequestro. Dall'altra parte, c'è chi ha visto spuntare torri residenziali in mezzo a palazzi popolari, senza un metro quadro di verde né un posto per asili o parcheggi. Come Simona Franchetti, «che ha denunciato la costruzione di un grattacielo nel cortile del suo condominio: una ristrutturazione da 61 appartamenti approvata con una semplice Scia, finita poi sotto sequestro». L'inchiesta è arricchita dal contributo di Elena Granata, urbanista del Politecnico di Milano, che denuncia «lo strapotere del mercato immobiliare» e l'abuso delle scorciatoie burocratiche che escludono i cittadini dai processi decisionali. «Milano spiega è diventata una città ingiusta, che attira ricchezza e scaccia le sue energie vitali: infermieri, insegnanti, famiglie». O di Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, che parla apertamente di «crisi dell'accesso ai diritti fondamentali»: casa, mobilità, istruzione. Una città che cresce e si valorizza sul mercato, ma che espelle i più fragili, lasciando indietro anche chi fa parte del ceto medio. «Oggi anche due stipendi non bastano più per vivere dignitosamente», sottolinea.






