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Il presidente francese contesta la linea morbida. Molti pronti a seguirlo

Parole d'ordine: negoziato a oltranza. Gli sherpa della Commissione europea fanno i conti con le tensioni interne post intesa Usa-Ue, sui dazi al 15%, e il termine "accordo" esce dal vocabolario di Bruxelles. Ieri è tornato ad alzare la voce anche il presidente francese Macron, bacchettando l'approccio di Von der Leyen a Turnberry: "Per essere liberi, bisogna incutere timore, non siamo stati abbastanza temuti". L'Eliseo punta il dito contro la postura negoziale della presidente della Commissione, con cui Macron ha un conto aperto dopo essere stato rimesso al suo posto, per così dire, nei complicati giorni della formazione dell'esecutivo Ue, un anno fa. Ma c'è anche il malcontento del cancelliere tedesco Merz. Dunque si torna a trattare. Colloqui in corso in casa, e con Washington.

La realtà, tolti i proclami reciproci, è che manca un documento congiunto sull'intesa siglata tra i campi da golf scozzesi. È in cantiere, fanno sapere da Bruxelles: dichiarazione comune entro domani. "Ma non vincolante". Con le difformità già emerse in serie, l'unica certezza è che l'intesa è per ora "politica" e in alcun modo sigillata giuridicamente: se ci sarà un accordo bilaterale formale dovrà essere approvato da Parlamento e Consiglio europeo.