È un funerale, anche se lo travestiranno da festa, quasi una Woodstock cattolica. I numeri sono impietosi: 500 mila i giovani “iscritti” al Giubileo che culminerà nella veglia di sabato con il Papa. Ma la stessa veglia con Giovanni Paolo II, a Tor Vergata, nell’Anno Santo del 2000, vide la presenza di più di 2 milioni di giovani.
Dunque dopo venticinque anni sono un quarto di quelli del 2000 (anche se gli organizzatori “porteranno” la cifra dei partecipanti a un milione sarà la metà). Come si spiega questo crollo? Il Giubileo del 2000 fu il culmine del pontificato wojtyliano che aveva riportato con forza l’annuncio di Cristo nel mondo, soprattutto fra i giovani. Quei giovani che, dopo il ’68, sembravano l’avanguardia della scristianizzazione ne furono affascinati. Invece il crollo di partecipazione di quest’anno evidenzia il disastro prodotto da dodici anni di bergoglismo: la desertificazione delle chiese, la trasformazione del cattolicesimo in una religione obamiana, un credo secolarizzato fatto di immigrazionismo, allarmismo climatico e retorica Lgbt. Leone XIV si trova di fronte alle macerie di una Chiesa che in Italia e in Europa è in coma (non lo è in Africa e negli Stati Uniti solo perché lì ha resistito un episcopato ancora wojtyliano/ratzingeriano).










