L’accordo commerciale tra Stati Uniti ed Europa alla fine una cosa buona per il Vecchio continente l’ha portata: ha svalutato l’euro rispetto al dollaro, dando un po’ di fiato alle imprese europee. Rispetto al massimo toccato il primo luglio a 1,18 (livello che non si vedeva dal 2021) e alla chiusura di venerdì scorso a 1,1742 (prima dell’annuncio dell’intesa Usa-Ue), il fatto che mercoledì l’euro si sia svalutato fino al minimo da metà giugno a 1,1418 in serata non è cosa da poco. In soli tre giorni ha perso quasi il 3%. Ma in realtà la retromarcia era già iniziata due giorni prima, mettendo a segno la peggior sfilata di sedute negative da febbraio.

Questa brusca retromarcia dell’euro, dovuta all’intesa commerciale tra Usa ed Europa fortemente penalizzante per il Vecchio continente, un effetto lo ha prodotto in Borsa: dal 25 luglio i listini del Vecchio continente hanno registrato performance migliori di quelli statunitensi: Milano +2,23% e Francoforte +0,18%, mentre Wall Street -0,6%.

Questo perché l’euro un po’ meno forte dà un minimo di fiato in più alle aziende europee, già martoriate dai dazi. Ma tra gli economisti nessuno si fa grandi illusioni. Da un lato il cambio a 1,14 di ieri resta nettamente più elevato rispetto all’1,02 toccato a gennaio. Dall’altro tanti vedono questa marcia indietro dell’euro solo come un inciampo all’interno comunque di un percorso di rafforzamento. Ma questo sarà solo il futuro a dirlo.