“La Luna è il nostro sogno. E ci torneremo prima della fine di questo decennio. Sarà un ‘touch and go’, proprio come fece Armstrong 56 anni fa in questi giorni. Ma nel decennio successivo ci resteremo. La vera svolta arriverà quando potremo contare su risorse in loco e su sistemi di trasporto adeguati”. A rendere possibile questo traguardo, c’è anche lei: Michèle Lavagna, scienziata, ingegnera aerospaziale, docente al Politecnico di Milano. Ha ideato un processo per estrarre ossigeno dalla regolite, la sabbia che ricopre il suolo lunare.Un passo cruciale per generare acqua nello spazio. La sua tecnologia è stata finanziata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e attualmente è supportata dall’Agenzia spaziale italiana.Il suo impegno nella progettazione spazialeDocente di progettazione di sistemi spaziali, Michèle Lavagna lavora da anni allo sviluppo di tecnologie per le missioni e l’esplorazione. Progetta sistemi complessi, spesso robotici, destinati allo spazio profondo. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per le sue ricerche.Appassionata di mare e di barca a vela, Lavagna è innamorata del cielo stellato e della natura più che dello spazio in sé. “Non sono stata la classica bambina che diceva ‘da grande farò l’astronauta’. La mia vera passione è la barca a vela d’altura, dove il cielo lo vedi a tutto tondo, con una calotta di stelle sopra la testa. È lì che nasce il mio amore per l’universo: il cielo, anche se ti fa sentire minuscola, trasmette una bellezza e una potenza straordinarie".Anche la sua famiglia ha giocato un ruolo decisivo. “Ho imparato presto a stare sospesa in aria: mia madre aveva il brevetto da pilota per aerei da turismo. Ho una foto in cui, a tre anni, sono seduta nel seggiolino di un Cessna. Quell’abitudine a stare in aria mi è entrata nel sangue. Ho preso il brevetto da pilota prima ancora della patente per guidare l’auto”.Michèle Lavagna, docente e pilota