Questa settimana le produzioni coreane hanno battuto un nuovo record: nella classifica dei più visti di Netflix in Italia e altrove, sono presenti ben due serie - Squid Game e Trigger - e due film - 84m²: Wall to Wall e KPop Demon Hunters – incentrate sulla cultura di questo paese. Nel caso di KPop Demon Hunters, specifichiamo che la produzione del film animato è statunitense, ma regista, sceneggiatori, attori, autori e interpreti delle canzoni sono coreani o di origini coreane: dalla director Maggie Kang e dall’attore Ahn Hyo-seop entrambi nati a Seoul e cresciuti in Canada, agli attori coreano-americani Arden Cho, Ken Jeong, Daniel Dae Kim e Kim Yung-jin (questi ultimi due hanno anche interpretato i coniugi Kwon di Lost) passando per i colleghi coreani Lee Byung-hun (il Front Man di Squid Game) e la cantautrice Ejae. Quest’ultima, sempre a proposito di record, ha scritto e interpretato la canzone Golden (per i fan del Kpop: è anche l’autrice di Psycho delle Red Velvet), hit in vetta al Billboard Global 200 che ha segnato la prima volta in cui un artista virtuale ha conquistato il primo posto nella classifica globale.KPOP DEMON HUNTERS - When they aren't selling out stadiums, Kpop superstars Rumi, Mira and Zoey use their secret identities as badass demon hunters to protect their fans from an ever-present supernatural threat. Together, they must face their biggest enemy yet – an irresistible rival boy band of demons in disguise. ©2025 NetflixNETFLIXSelezionata da Netflix per essere candidata agli Oscar come miglior canzone originale, Golden promette di mietere qualche altro record. Ma come ha fatto Kpop Demon Hunters a conquistare il successo planetario e diventare un fenomeno di culto onnipresente sui social? Merito di una formula dagli ingredienti vincenti: un fenomeno trending (la Hallyu), un’idea originale (di contro ai soliti remake-sequel-reboot Made in Hollywood), un’energia vitale pazzesca e un’autrice super geek con una passione viscerale per la propria cultura d’origine (alla stregua di Domee Shi di Red) unita a un sincero intento pedagogico rivolto alle generazioni più giovani. Per i pochi all’oscuro dell’argomento, Kpop Demon Hunters segue i tre membri femminili di una popolare band musicale formata dalle ventenni Rumi, Mira e Zoey. Il trio forma il gruppo delle Huntr/x e conduce una doppia vita: quando non incide hit e non si esibisce ai concerti, combatte i demoni. Una di loro nasconde un segreto che la fa sentire diversa e isolata, ma l’incontro con la band avversaria dei Saja Boys, e un potenziale interesse amoroso, la costringe a esporsi e ad accettare la propria identità.KPOP DEMON HUNTERS - When they aren't selling out stadiums, Kpop superstars Rumi, Mira and Zoey use their secret identities as badass demon hunters to protect their fans from an ever-present supernatural threat. Together, they must face their biggest enemy yet – an irresistible rival boy band of demons in disguise. ©2025 NetflixNETFLIXI fascinosi ragazzi che compongono il gruppo guidato dal carismatico Jinu sono demoni ("saja" in coreano vuol dire “leone”, ma “jeoseung saja” sta per “Cupo Mietitore") che usano il loro fascino e le loro coreografie ammiccanti per mietere le anime dei fan. Se i cinque demoni canterini sono l’epitome della Kpop band di successo – belli, alla moda, supercool e irraggiungibili – le Huntr/x sono contemporaneamente la quintessenza delle idol femminili e la loro decostruzione. Questo perché rappresentano un modello sano e positivo in contrasto con il lato oscuro del Kpop che, ormai in tempi non sospetti, si è rivelato attraversato da rivalità e invidie, fissazioni tossiche (l'ossessione per l’aspetto fisico e l'estrema magrezza, l’eccesso di chirurgia estetica, le diete da fame e i disturbi alimentari) e sfruttamento da parte delle case discografiche. Rumi & co sono affiatate, leali, natural e mangiano come orchi. Doppiati da interpreti amati e riconoscibili (e bilingui. Tra questi, i citati Arden Cho di Teen Wolf e Ahn Hyo-seop di Business Proposal), i protagonisti interpretano canzoni orecchiabili come Soda Pop - il tipico tormentone estivo -, How It’s Done - ri-cantata dalle Twice - e la menzionata Golden, hit strepitosa che celebra un’identità libera, personale e originale.KPOP DEMON HUNTERS - (L-R) Rumi (voice by ARDEN CHO), Zoey (voice by JI-YOUNG YOO) and Mira (voice by MAY HONG) . ©2025 NetflixNETFLIXChe la Kang sia riuscita magicamente a realizzare un film divertentissimo – il character design da Winx non è da impazzire, ma l’animazione da cartone di Rumiko Takahashi anni '80 è intrigante e le espressioni dei personaggi (specialmente il trio di protagoniste e le fan-ajumma) sono esilaranti – che trasmette anche un messaggio positivo è impressionante. O almeno, lo è di questi tempi, nei quali l’industria americana dell’animazione (solo perché non vogliamo dire Disney) ci infligge il suo insostenibile buonismo woke che fatica a convincere anche il pubblico più ingenuo. Al contrario, percepiamo i valori traghettati da Kpop Demon Hunters come più ispirati e sinceri. In questo contesto, anche le mascotte super cute, perfette per essere trasformate in lucroso merchandise (il plush di Derpy spopola) si attestano come una presenza naturale e non come la macchina macina-soldi che promettono di diventare.KPOP DEMON HUNTERS - (Right) Rumi (voice by ARDEN CHO). ©2025 NetflixNETFLIXDerpy e Sussy (ma nel film sono identificati genericamente come Tigre e Gazza) sono le adorabili creature soprannaturali che fungono da messaggeri tra il mondo del demoni e quello degli umani. Tenere e bizzarre – la prima soffre di ocd felino all'inverso, ovvero al posto di buttare giù gli oggetti si fissa sul metterli a posto, mentre la seconda giudica implacabilmente il prossimo attraverso lo sguardo inesorabile dei suoi sei occhi – non riprendono solamente la tradizione delle mascotte di manga e anime giapponesi, ma sono anche creature del folklore (come a piccola yokai Kirara di Inuyasha) del Minhwa, l’arte folkloristica dell’era Joseon.