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Ultimo aggiornamento: 8:02

di Giuseppe Pignataro*

Esistono invisibili tra di noi. Non hanno mantelli, né poteri straordinari; sono donne e uomini che camminano al nostro fianco senza lasciare traccia nei mondi digitali. Sono invisibili agli algoritmi che guidano sempre più la nostra società. Anna, per esempio, guarda silenziosa il messaggio sul suo smartphone: “La sua domanda è stata rifiutata”. Nessuna spiegazione, nessun volto umano a cui chiedere perché. Anna è diventata improvvisamente un’ombra numerica, scomparsa nel reticolo freddo dei dati.

La disuguaglianza algoritmica è oggi la nuova frontiera della discriminazione. È invisibile, quasi impercettibile, ma devastante nelle sue conseguenze. Come racconta Kazuo Ishiguro nel recente romanzo Klara e il Sole, abbiamo delegato agli algoritmi il ruolo di giudici silenziosi della nostra vita quotidiana. Affidiamo loro le decisioni più cruciali: chi merita un prestito bancario, chi ha diritto a cure sanitarie avanzate, chi può accedere ai sussidi pubblici. Tuttavia, questi giudici digitali non vedono persone, vedono soltanto numeri. Numeri che raccontano una storia parziale, incompleta, spesso ingiusta.