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Ultimo aggiornamento: 11:50
Nel 2009 ero a Parigi e Roberto Cavalli inaugurò la sua favolosa e “pitonica” boutique francese. In rue Saint-Honoré introdusse, oltre ai magnifici abiti, una linea di accessori erotici polifunzionali: bracciali che diventavano manette per il bondage, un piccolo titillatore che apparentemente sembrava una stilografica, un più corposo e super chic gioiello fallico che altro non era che un vibratore.
Molto tempo prima Sonia Rykiel, stilista e scrittrice, proponeva sia a Parigi che a Milano, sex toys attraenti e poco fallici come le paperelle. Non solo: frustini, sculacciatori con l’iconica Bettie Page, mini vibratori stilosi a forma di rossetto per scardinare tabù e far sì che le donne, o le coppie, potessero acquistare senza vergogna.
Purtroppo, in entrambi i casi, l’operazione di marketing e avvicinamento al sesso giocoso non ebbe lunga vita. Tanta acqua è passata sotto i ponti e oggi tra maschere idratanti vulvari, massaggiatori prostatici, aspiratutto clitoridei che ti promettono orgasmi fotonici, arrivano i divi che cavalcano l’onda (a scoppio ritardato).






