Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Il 29 luglio 2016 moriva Marta Marzotto, icona della moda e protagonista vivace della vita mondana di Milano e Roma

"Tutti pensavano che era di ferro e invece era di burro: aveva la capacità di rinascere dalle sue ceneri. Per me era l'essenza del fashion: mi rivedo a cinque anni e c'è lei con le scarpe bicolore di Chanel e un abito lungo a fiori nero e bianco. La guardo e penso che è la più bella del mondo". Le parole che Matteo Marzotto ha dedicato nel 2019 alla madre, Marta Marzotto, scomparsa il 29 luglio 2016, raccontano molto de "la regina dei salotti", ma non tutto. Perché la "Nuvola bionda", così amava chiamarla il pittore Renato Guttuso, suo amante per anni, era una donna dalle mille sfaccettature e che ha vissuto più vite in una.

Nata in una famiglia poverissima - come aveva ricordato più volte lei stessa - e cresciuta in un orfanotrofio nei primi anni di vita, Marta Marzotto ha saputo cambiare il suo destino con determinazione e un pizzico di fortuna. Diventa modella alla fine degli anni '40, dopo avere appreso il mestiere di sarta, Marta Marzotto incontrò Umberto Marzotto, proprietario dell'omonima azienda tessile, e con le nozze celebrate nel 1954 divenne contessa. Il titolo e il matrimonio le aprirono di fatto le porte dell'alta società e negli anni '60 diventò la regina dei salotti romani e milanesi, ma si dedicò anche alla moda - creando linee di abbigliamento e gioielli - e alle cause benefiche. Protagonista indiscussa degli anni della Dolce Vita, il suo salotto romano era un crocevia vivace e influente, dove per decenni si sono incrociati i destini di artisti, intellettuali, politici, economisti e protagonisti della scena internazionale. In tutto questo, però, la "regina dei salotti" non ha mai perso il suo lato più umile e concreto: "Ho sempre vissuto i privilegi come provvisori, precari, non mi sono mai sentita sicura di averli per sempre".