Bravo Cristian Totti. Decidere di smettere di giocare a calcio con quel cognome non deve essere stata la cosa più facile del mondo. Dirlo a papà senza temere reazioni è un atto di coraggio ed è il segnale di una famiglia che funziona. È una scelta matura da cui possiamo imparare qualcosa. Ci insegna che, se un genitore è bravo a fare qualcosa, non deve esserlo per forza anche il figlio. E che più papà era bravo a fare quella cosa, più sarà difficile per il figlio che decide di provarci. Ci suggerisce anche che i “figli di” più saggi sono quelli che si mettono a fare tutt’altro, e che forse questi “figli di” hanno genitori intelligenti.

Perché indirizzare o trascinare l’erede sul campo in cui si eccelleva è spesso un modo per alimentare il proprio narcisismo e alleviare la paura del tempo che passa. Ribadisce, questa scelta, che nella vita capita di fallire. E che non c’è niente di male. Anzi, meglio fare amicizia con il fallimento perché ci accompagnerà fino alla fine dei giorni. È un promemoria per cui smettere di fare una cosa non significa essere dei buoni a nulla. Deve significare che se ne farà un’altra.

LUCIANO SPALLETTI STRONCA ILARY BLASI: "UNA PICCOLA DONNA"

“Francesco Totti è, nel bene e nel male, l’esempio più estremo del mio modo di rapportarmi a u...