«No a Candiolo. Vai dal fioraio e portati a casa un mazzo di fiori. Bellissimi gigli bianchi e rose rosse senza spine». E ancora: «Il tuo sistema registra un “feedback” positivo riguardo il lavoro che stiamo facendo sulle tue cellule tumorali. E riceviamo l’ordine di sospendere la terapia». La cura che Marie, nome vero Carla Stagno, ordina di interrompere per non intralciare il percorso di guarigione, è la chemioterapia. «Sono felicissima» risponde Marylin, una donna di 46 anni affetta da un tumore molto aggressivo al seno diagnosticato all’istituto di ricerca contro il cancro di Candiolo, nel Torinese. Poi i dolori e la nausea diventano così forti da sentirsi «stordita» per gran parte della giornata e Marie consiglia a Marylin di assumere un Plasil, ricordandole «che il dolore che ripara è funzionale e anche doloroso». Lo scambio di messaggi WhatsApp risale al marzo 2020, la 46enne morirà l’anno successivo dopo un calvario di sofferenze.
Il dialogo tra le due donne è nella sentenza con la quale Stagno, 55 anni, è stata condannata a 9 anni di carcere per associazione a delinquere, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata e morte come conseguenza di altro delitto. Ora il verdetto è diventato definitivo e la donna è stata arrestata al Lido di Ostia, dove aveva trovato rifugio dopo l’inchiesta su di lei e il suo gruppo, «Unisono».






