Maros Sefcovic, Bjorn Seibert, Sabine Weyand, Tomas Baert.
Accanto a Ursula von der Leyen, al tavolo con la controparte americana, si è seduta la squadra di negoziatori che ha accompagnato l'Europa nelle agitatissime acque della trattativa sui dazi con Donald Trump. Una squadra guidata da Sefcovic, il commissario al Commercio chiamato alla sua sfida professionale più difficile.
Slovacco, diplomatico di carriera, tradizionalmente lontano dalle dinamiche politiche di un Paese oggi a trazione sovranista ed euroscettica, Sefcovic è un volto della Commissione europea dal 2009 quando subentrò al connazionale Jan Figel per il portafoglio al Multilinguismo e la gioventù. A quel tempo l'esecutivo comunitario era guidato da José Manuel Barroso. Da lì in poi i suoi successori, Jean-Claude Juncker e Ursula von der Leyen non si sono mai privati del fidato Sefcovic. Relazioni interistituzionali, unione energetica, mercato unico: Sefcovic si è dimostrato un commissario utile in tutte le occasioni, finendo per sostituire Frans Timmernans al Green Deal negli ultimi mesi della Commissione von der Leyen I. La numero uno di Palazzo Berlaymont nel 2024 lo ha voluto ancora con sé. Gli ha tolto la stelletta di vicepresidente esecutivo ma gli ha affidato la delega al Commercio, una delle più delicate con l'allora imminente arrivo di Trump.












