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Il "programma politico" di Albano, leader Md: "Il governo scardina la democrazia"
La rasoiata arriva alla fine. Silvia Albano, come scrive il Foglio, "si lascia andare". E spara ad alzo zero sul governo Meloni: "Mi pare - è l'incipit della risposta - si stia mettendo in pratica un progetto che visto nel suo complesso scardina gli architravi sui quali è stata costruita la nostra democrazia costituzionale".
Un giudizio affilato, durissimo, senza mediazioni. Quasi un allarme per la nostra democrazia, solo che a scandire queste drammatiche parole non è un leader dell'opposizione, e nemmeno uno scrittore, un regista o un intellettuale, ma un magistrato, una toga, un giudice autorevole che lavora al tribunale di Roma. Certo, ciascuno, anche un magistrato può esprimere le proprie opinioni, ma qui si pone un problema di fondo, quello si, per la nostra democrazia. Se nel nostro Paese vige la sacrosanta separazione dei poteri, come fa un esponente di punta di quello giudiziario ad attaccare a testa bassa le politiche di Giorgia Meloni? Come farà poi a giudicare serenamente, senza essere neppure lontanamente sospettato di partigianeria, gli atti o le persone di quell'esecutivo?






