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Ultimo aggiornamento: 9:15
Di questo passo, Fratelli d’Italia e Forza Italia faranno venire un esaurimento al presidente lombardo Attilio Fontana. In due giorni, gli alleati hanno infilato tre pugnalate sulla schiena del governatore, visibilmente infastidito come racconta chiunque ci abbia parlato. Colpa delle trattative sul Bilancio, della campagna acquisti di FI e di un ordine del giorno sull’urbanistica.
L’episodio più grave risale a giovedì. Il contesto è la maratona per approvare in Consiglio regionale della Lombardia l’assestamento di Bilancio. Come sempre in questi casi, a un certo punto la giunta tratta con l’opposizione per un tot di milioni che viene dirottato su progetti presentati, appunto, dai partiti di minoranza. Non è un passaggio semplice, motivo per cui quando il pacchetto viene chiuso è difficile rimetterci mano. In tempi ragionevoli, la giunta ottiene un’intesa coi gruppi sugli emendamenti e tutto sembra pronto per essere votato in Aula.
A metterci la faccia per la giunta c’è il vice-presidente, Marco Alparone, meloniano e assessore al Bilancio, dunque non certo un passante. Poco prima di tornare in Consiglio, ecco però l’imprevisto: l’assessore Romano La Russa, fratello di Ignazio, viene a sapere dell’accordo e sbatte i pugni sul tavolo. Non ha gradito che il Pd abbia attaccato pubblicamente FdI per alcuni suoi emendamenti definiti “mance elettorali”, dunque si impunta per rimettere in discussione il pacchetto. C’è una consultazione interna a Fratelli d’Italia, gruppo in cui diversi eletti fanno riferimenti alla corrente dei La Russa, e a sorpresa viene sconfessato il vice-presidente Alparone: il partito di Giorgia Meloni decide di mandare all’aria l’accordo con l’opposizione. Servono ore e ore di trattative per bloccare lo stallo, con un Alparone incredulo e un Fontana furioso che si fa sentire anche coi vertici del partito con toni riassumibili con quanto segue: “Non ne posso più”. Perché in effetti non è la prima volta che i meloniani fanno scherzi d’aula al presidente.






