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L'opposizione spara sui Cpr oltre frontiera ma dimentica il disastro economico fino al 2022

Il tormentone dell'estate non arriva da un palco musicale ma dalle aule parlamentari e dai salotti buoni dell'accoglienza a senso unico, dove la sinistra ha riacceso i megafoni per lanciare il suo nuovo grido di battaglia: lo scandalo economico del centro per i rimpatri di Gjader, in Albania. "Un costosissimo abbaglio", lo definiscono, accusando il governo di sprecare fondi pubblici e svendere sovranità. Ma il vero salasso non sembrerebbe stare oltre-Adriatico, ma qui in Italia con radici profonde, ben piantate nel terreno delle politiche migratorie a trazione progressista che per anni hanno alimentato un sistema inefficiente, opaco, autoreferenziale.

Un modello opaco, inefficiente, autoreferenziale, costruito sotto l'ombrello dell'umanitarismo ideologico che svuota da anni le tasche dei cittadini italiani attraverso cooperative, enti e gestori amici della sinistra. C'è un dato su tutti: il 75% dei migranti accolti non ha diritto a restare, come riferiscono fonti del Viminale. Solo uno su quattro ottiene il riconoscimento della protezione internazionale. Gli altri restano nel sistema per anni, spesso ricorrendo contro le decisioni delle Commissioni territoriali, con un impatto economico colossale.