Cambia il Piano per l’infanzia e l’adolescenza e, come era già avvenuto per il Piano per la famiglia, rafforza il ruolo dei centri per la famiglia: la risposta del governo di destra a ciò che i consultori hanno rappresentato a sinistra. È su quella rete che l’esecutivo scommette per sostenere i genitori davanti a sfide sempre più complesse. Per non lasciarli soli.
Tre aree di intervento
Nelle 112 pagine del sesto Piano nazionale per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2025-2027, che ieri è approdato in Consiglio dei ministri per la conclusione dell’iter e adesso dovrà essere adottato con decreto del presidente della Repubblica, si individuano tre filoni di interventi - genitorialità, educazione e salute - all’insegna di un approccio che la ministra per la Natalità, la Famiglia e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, definisce «fortemente innovativo e inclusivo». Obiettivo: uscire dalla logica dell’emergenza - il disagio, le fragilità e le criticità - e dunque del solo contrasto alle vulnerabilità per considerare lo sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza nel suo complesso.
Il sostegno alla genitorialità
Sedici le azioni previste. Le prime sette sono dedicate proprio al tema della genitorialità, a dimostrazione della centralità assegnata alla famiglia, «attorno alla cui responsabilità - scrive Roccella nell’introduzione - deve ruotare l’universo educativo e relazionale dei minori». In questa ottica si attivano i centri per la famiglia, da potenziare sia in termini di erogazione diretta di servizi specifici sia di orientamento, supporto e facilitazione nell’accesso a ulteriori servizi.






