Sul medio-lungo periodo, la capacità di resilienza tipica delle imprese italiane riuscirà ad assorbire il colpo dei dazi americani. «Il problema è da qui a un anno, soprattutto per settori più esposti verso gli Stati Uniti, come la farmaceutica, l’agroalimentare o alcuni comparti della meccanica», osserva Marco Daviddi, managing partner di EY, che ha appena pubblicato la seconda edizione dell’EY Parthenon Bulletin, all’interno del quale viene anche stimato il possibile impatto delle misure protezionistiche sull’economia del nostro Paese.
L’impatto sul Pil nazionale
L’eventuale conferma di dazi al 30% a partire dal 1° agosto prossimo porterebbe, secondo le stime EY, a una riduzione cumulata del Pil dell’1,4%, azzerando di fatto la crescita prevista dello 0.6% (destinata a salire al +0,8% nel 2026), con un impatto negativo stimato poco sotto i 30 miliardi tra il 2025 e il 2026. Se invece le tariffe venissero confermate al 20%, in linea con quanto comunicato agli inizi del mese di aprile, l’impatto economico è stimato intorno ai 20 miliardi di euro, con una contrazione del 65% rispetto alle attese di crescita (-0,9% cumulato tra il 2025 e il 2026). L’analisi non prevede una stiam dell’impatto di eventuali dazi al 10% perché, secondo le previsioni di EY, difficilmente l’ammontare delle tariffe scenderà sotto il 20%.






