CROCETTA DEL MONTELLO (TREVISO) Tutti prosciolti perché il fatto non sussiste. Il caso che era stato ribattezzato come lo scandalo delle cittadinanze facili a Crocetta del Montello, in provincia di Treviso, si è dissolto davanti al gup Cristian Vettoruzzo, che accolto in pieno le tesi difensive degli avvocati Fabio Crea, Mario Nordio, Diego Casonato, Luigi Torrisi, Francesco Schioppa, Valentino Cirri, Maela Pignaffo, Enrico Cavallin, Pierantonio Geronazzo, Sonia Rech e Martina Pincirolli: manca, di fatto, il presupposto giuridico che possa configurare una fattispecie di reato. Presupposto che è stato codificato con un decreto legge il 28 marzo scorso secondo cui, per ottenere la cittadinanza italiana secondo lo iure sanguinis sono necessari due anni di residenza effettiva al momento della richiesta. Circostanza che, all’epoca dei fatti, non era prevista dall’ordinamento legislativo italiano. Tant’è che, per discendenza di sangue, anche i residenti all’estero potevano avanzare richiesta di cittadinanza.

Ecco dunque che gli otto imputati per falso ideologico, finiti davanti al gup di Treviso dopo che le rispettive difese avevano già presentato richiesta di archiviazione del procedimento per gli stessi motivi per cui il giudice ha disposto il proscioglimento, non hanno commesso alcun reato. «Il fatto normativo era talmente chiaro che avevamo chiesto l'archiviazione già in fase di indagini preliminari - ha affermato l’avvocato Fabio Crea - La prova dell’insussistenza del reato è data dal decreto del 28 marzo scorso che ha previsto un periodo di due anni di residenza per poter riconoscere la cittadinanza italiana. La legge modificata dal decreto era datata 1952: la sua ragione storica era quella pensata e voluta dai padri costituenti per mantenere il ceppo italico in un periodo di forte emigrazione soprattutto verso i paesi del Sudamerica».