Appare ancora avvolta dal mistero la tragica morte di Diogo Jota e suo fratello Andrè Silva, i calciatori portoghesi scomparsi il 3 luglio scorso in un tremendo incidente stradale in Spagna. I due calciatori, il primo bomber del Liverpool fresco di titolo in Premier League (con 3 figli, si era sposato con Rute Cardoso appena 5 giorni prima), il secondo tesserato con l'FC Penafiel, erano in viaggio verso Santander, da città dalla quale avrebbero poi dovuto imbarcarsi via mare direzione Inghilterra (l'opzione aereo era stata scartata a causa di un problema di salute dell'attaccante dei Reds) quando la loro auto ha perso il controllo finendo contro lo spartitraffico, per poi uscire fuori strada e prendendo fuoco.
Secondo la Guardia Civil, l'incidente avvenuto nei pressi di Cernadilla (Zamora) era dovuto all'alta velocità con cui stavano viaggiando ma secondo due testimoni oculari la ricostruzione non è corretta. A uscire allo scoperto ora è José Azevedo, camionista, che sui social in un video spiega: "Mi sono fermato, ho cercato di aiutare, ma purtroppo non ho potuto fare nulla. Ho la coscienza pulita. La famiglia ha la mia parola che non stavano correndo. Ho potuto vedere la marca e il colore dell'auto quando mi hanno superato. Stavano guidando con molta calma. Percorro quella strada tutti i giorni, dal lunedì al sabato. So che strada è e ho visto cose davvero oltraggiose da altre auto, ma stavano guidando con molta calma. È buio e, nonostante ciò, ho potuto vedere perfettamente la marca e il colore del veicolo. Poi, purtroppo, è finita con la collisione".






